Abstract: Nella prima parte dell’articolo si presentano i risultati quantitativi di un sondaggio su giornalisti specializzati in religione e, concretamente, sui vaticanisti: dati sulla loro formazione, le loro pratiche e i loro principi professionali.
Nella seconda parte vengono enumerate alcune sfide a cui, secondo i vaticanisti intervistati, dovrebbe far fronte il giornalismo religioso attuale. Sono tendenze e disfunzioni, alcune comuni tra l’altro al giornalismo in genere, specializzato o meno che sia. Per esempio: a) tendenza alla istituzionalizzazione che induce alla identificazione fra informazione religiosa e informazione istituzionale, fra “notizia religiosa” e “notizia vaticana”; b) tendenza alla politicizzazione che impedisce di afferrare la specificità, ricca di sfumature, dei temi religiosi; c) tendenza alla spettacolarizzazione che spesso conduce i media ad ignorare storie sul ruolo che gioca la fede nella vita quotidiana della gente normale; d) tendenza alla polarizzazione, che può sostituire la ricerca della verità possibile con un surrogato che offre l'apparenza di verità.
Nel terzo paragrafo si riassumono alcune proposte dei vaticanisti finalizzate a superare i problemi maggiormente riscontrati nel loro lavoro. L’insieme degli indirizzi suggeriti dai giornalisti additano un’importante tendenza professionale: la specializzazione. Essa comprenderebbe, fra l’altro: il contatto diretto con l’esperienza religiosa delle persone, la moltiplicazione delle fonti informative e la scoperta di nuove fonti e lo sforzo per procurarsi una base sufficiente di formazione teologica.
Inoltre, in vista dei dati e delle opinioni dei vaticanisti, si abbozzano alcune misure che potrebbero essere adoperate da fonti informative istituzionali —quali l’ufficio comunicazione di una diocesi, una conferenza episcopale, un ordine religioso o qualsiasi altra organizzazione ecclesiale– allo scopo di contribuire ad un miglioramento d’insieme dell’informazione religiosa a beneficio dei lettori, della Chiesa e dei propri giornalisti. Due parole chiave per l’attività di comunicazione istituzionale e che emergono con chiarezza da quest’analisi sono, infatti, mediazione e professionalità. La professionalità potrebbe esprimersi in modi diversi e include molti atteggiamenti della fonte informativa quali la credibilità, la disponibilità, l’accessibilità, la tempestività, la capacità di contestualizzare, la coerenza e la chiarezza.